Dal Saviglianese del 16 giugno
Addio, vecchio campetto!
Chi, come me, è cresciuto a pane e basket, e nonostante le 43 lune non ha perso lo spirito dell'eterno bambino - anzi ha conservato i pantaloncini di raso rosso e la canottiera gialla con il numero 8 in vellutino rasato del mitico Coras in cui ormai ci entra solo più in apnea - non può fare a meno di dedicare un pensiero ad un caro amico che non c'è più. Quanto tempo passato insieme - vecchio mio - e con quanti amici abbiamo trascorso le ore più fresche dei pomeriggi d'estate e gli anni più belli della nostra giovinezza. . partita ai 21, chi perde esce e dentro altri 5. E sempre troppa gente davanti.. . e allora ecco entrare in campo il prof Testa, che vantava il proprio diritto d'anzianità e riusciva a far sloggiare i ragazzini per far posto a noi veterani, che così potevamo sfruttare quel poco d'ombra che verso le sei e mezza l'asilo ci concedeva per non schiattare già alla prima partita. E di quanta passione sei stato testimone, caro amico. Ricordi Arex e Roscoe - due che per il basket hanno la "natta' forse più grossa della mia - a torso nudo e sudati come "magnin"che piazzavano i tobelloni nuovi sotto il sole d'estate imprecando come al solito l'uno contro l'altro, e, ogni qual volta ce n'era bisogno, Roscoe - che forse amava il basket più della sua gloriosa Vespa - li viziava dedicando loro amorevoli saldature al ferro, mentre Arex non faceva mai mancare nuove retine, tra cui mitica quella a maglie di ferro come sui play-ground americani? E quanto gente insieme abbiamo visto passare? Cerano quelli bravi.. . ma bravi veramente.. . che hanno lasciato il segno nel basket che conta, ma che prima di diventare il Fabri Ambmssa della Simac Milano hanno dowto asaggiare i gomiti di Macho Villar e persino una stoppata del sottoscritto (da raccontare ai nipoti.. .). E poi c'erano gli altri, quelli che non mancavano mai, come Liga con il suo mitico Mikasa marcato Liga One, e Arex che incitava i suoi urlando "difense", ma che appena toccava biglia tirava, e le scintille fra i gomiti di Ramon e Maurice, i tiri a palombella di Ciocio, le sgroppate "coast to coast" di Nato Butas, le ire di suo fratello Bertu contro Arex che tirava sempre, e ancora le schiacciate di Gigi e ((le ragazze non si stoppano)), i "passi" di Lajos.. . quanto basket e quanta gente hai conosciuto. Addio, vecchio campetto del Palazzetto. Una cinta impenetrabile ti ha ormai nascosto ai nostri occhi che non ti vedranno mai più, per far posto a cosa non si sa.. . certo è che ora c'è un posto vuoto nel mio cuore di vecchio cestista, ancor più vuoto perché tu eri un vero amico, aperto a tutti da soli o in cin-quanta, con ogni tempo, ogni giorno e ad ogni ora perché non davi fastidio, non avevi cancelli elettronici né orari, presidi, custodi o assessori a cui render conto, eri insomma l'espressione più genuina dello sport.. . eri libertà. Se crediamo che le cose - come le persone - abbiano un'anima, sono convinto che la tua sia libera nel basket dei Cieli, accanto a chi era solito passare a trovarti verso sera, con la sua Seicento verde, a guardare quei tanti - forse tutti a cui aveva insegnato I'ABC del basket e dell’essere sportivi, soffermandosi a ridere insieme ai "veci" presenti, raccontando anedotti tipo il perché del "nick" Lajos da lui appioppata al sottoscritto o la famosa scena vissuta da un sacco di cestisti e cestiste di un allenamento concluso con la mitica frase urlata a tutto volume "man d'mer.. . ". Addio amico campetto. . . salutaci Renato.
Pierpaolo "Lajos" Giletta
Chi, come me, è cresciuto a pane e basket, e nonostante le 43 lune non ha perso lo spirito dell'eterno bambino - anzi ha conservato i pantaloncini di raso rosso e la canottiera gialla con il numero 8 in vellutino rasato del mitico Coras in cui ormai ci entra solo più in apnea - non può fare a meno di dedicare un pensiero ad un caro amico che non c'è più. Quanto tempo passato insieme - vecchio mio - e con quanti amici abbiamo trascorso le ore più fresche dei pomeriggi d'estate e gli anni più belli della nostra giovinezza. . partita ai 21, chi perde esce e dentro altri 5. E sempre troppa gente davanti.. . e allora ecco entrare in campo il prof Testa, che vantava il proprio diritto d'anzianità e riusciva a far sloggiare i ragazzini per far posto a noi veterani, che così potevamo sfruttare quel poco d'ombra che verso le sei e mezza l'asilo ci concedeva per non schiattare già alla prima partita. E di quanta passione sei stato testimone, caro amico. Ricordi Arex e Roscoe - due che per il basket hanno la "natta' forse più grossa della mia - a torso nudo e sudati come "magnin"che piazzavano i tobelloni nuovi sotto il sole d'estate imprecando come al solito l'uno contro l'altro, e, ogni qual volta ce n'era bisogno, Roscoe - che forse amava il basket più della sua gloriosa Vespa - li viziava dedicando loro amorevoli saldature al ferro, mentre Arex non faceva mai mancare nuove retine, tra cui mitica quella a maglie di ferro come sui play-ground americani? E quanto gente insieme abbiamo visto passare? Cerano quelli bravi.. . ma bravi veramente.. . che hanno lasciato il segno nel basket che conta, ma che prima di diventare il Fabri Ambmssa della Simac Milano hanno dowto asaggiare i gomiti di Macho Villar e persino una stoppata del sottoscritto (da raccontare ai nipoti.. .). E poi c'erano gli altri, quelli che non mancavano mai, come Liga con il suo mitico Mikasa marcato Liga One, e Arex che incitava i suoi urlando "difense", ma che appena toccava biglia tirava, e le scintille fra i gomiti di Ramon e Maurice, i tiri a palombella di Ciocio, le sgroppate "coast to coast" di Nato Butas, le ire di suo fratello Bertu contro Arex che tirava sempre, e ancora le schiacciate di Gigi e ((le ragazze non si stoppano)), i "passi" di Lajos.. . quanto basket e quanta gente hai conosciuto. Addio, vecchio campetto del Palazzetto. Una cinta impenetrabile ti ha ormai nascosto ai nostri occhi che non ti vedranno mai più, per far posto a cosa non si sa.. . certo è che ora c'è un posto vuoto nel mio cuore di vecchio cestista, ancor più vuoto perché tu eri un vero amico, aperto a tutti da soli o in cin-quanta, con ogni tempo, ogni giorno e ad ogni ora perché non davi fastidio, non avevi cancelli elettronici né orari, presidi, custodi o assessori a cui render conto, eri insomma l'espressione più genuina dello sport.. . eri libertà. Se crediamo che le cose - come le persone - abbiano un'anima, sono convinto che la tua sia libera nel basket dei Cieli, accanto a chi era solito passare a trovarti verso sera, con la sua Seicento verde, a guardare quei tanti - forse tutti a cui aveva insegnato I'ABC del basket e dell’essere sportivi, soffermandosi a ridere insieme ai "veci" presenti, raccontando anedotti tipo il perché del "nick" Lajos da lui appioppata al sottoscritto o la famosa scena vissuta da un sacco di cestisti e cestiste di un allenamento concluso con la mitica frase urlata a tutto volume "man d'mer.. . ". Addio amico campetto. . . salutaci Renato.
Pierpaolo "Lajos" Giletta
